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Cresciuta sulle Alpi, un piede in Italia e l’altro in Francia, ho ascoltato prima e raccolto poi storie della tradizione da un lato e dall’altro della montagna. Tra servanòts e foletons, masche, tesori nascosti e grotte magiche, vi porto in viaggio tra i segreti di queste valli, così vicine nella storia e nella lingua.

Il repertorio che ho costruito negli anni e il lavoro di ricerca che ancora continuo mi permettono di poter pescare ampiamente tra le storie e di poter proporre formati diversi per lo stesso spettacolo intitolato Raccontare le Alpi.

A seconda di come vengono cucite le storie e della scelta che faccio, ne nasce uno spettacolo per tutto ippure indirizzato a un pubblico specifico (banbini, adolescenti, …). Posso intrecciare le storie lungo un filo rosso geografico oppure tematico: tra gli altri, le capre; i saggi un po’ matti che abitano queste montagne; gli asini…

In base alle scelte e alle richieste di chi organizza, lo spettacolo può durare 45 minuti, un’ora o un’ora e mezza. La versione più lunga racconta il mio itinerario alpino, là dove mi sento a casa: le creature magiche della Val Varaita, la capra d’oro che si nasconde tra le montagne della Roya o forse nelle Hautes-Alpes, fino a un tipo che sognava volentieri tra i campi di lavanda e i vigneti del Luberon.

L’importante, in questo spettacolo plurilingue, per me è far risuonare le lingue: il patois – che con sfumature diverse permette a tutti di capirsi – e la mescolanza di lingue che da sempre si mescolano naturalmente in questo territorio. Quindi racconto in italiano (o in francese, a seconda di dove mi torvo), punteggiando la narrazione con parole ed espressioni in francese (o in italiano) e in occitano. Non c’è traduzione, si capisce dal contesto. Ci si può lasciare portare dalla musicalità delle parole, immergenosi in un paesaggio linguistico che la dice lunga su come si vive lungo queste linee chiamate frontiera.

Qui il dossier.

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